Fotovoltaico galleggiante: cos’è, come funziona e quando conviene

Il settore del fotovoltaico sta vivendo, complice anche l’urgenza di svincolarsi da fonti energetiche tradizionali e raggiungere gli obiettivi europei di decarbonizzazione al 2030 e 2050, a una nuova significativa svolta.
Essa è possibile anche grazie soprattutto agli impianti fotovoltaici di ultima generazione, ovvero quelli che sfruttando le tecnologie all’avanguardia (moduli ad alta efficienza, inverter smart e sistemi di monitoraggio digitale), consentono di raggiungere possibilità e livelli di efficienza inimmaginabili fino a pochi anni fa.
Il sistema del fotovoltaico galleggiante è uno di questi e merita di essere approfondito per apprezzarne le caratteristiche e gli impatti potenziali che può avere.
- Indice articolo
- Cos’è il fotovoltaico galleggiante? Come funziona?
- Quali sono i vantaggi dell’utilizzo del fotovoltaico galleggiante rispetto agli impianti solari tradizionali?
- Quanta energia può generare un impianto fotovoltaico galleggiante?
- Ci sono degli svantaggi nell’utilizzo del fotovoltaico galleggiante?
- Chi utilizza il fotovoltaico galleggiante?
- Le prospettive di crescita di questa nuova tecnologia
- Sono eco-compatibili?
- Manutenzione fotovoltaico galleggiante
- FAQ – Fotovoltaico galleggiante
Cos’è il fotovoltaico galleggiante? Come funziona?
Abitualmente i pannelli fotovoltaici per come li conosciamo sono installati su strutture di fissaggio ancorate a tetti o terreni; nel caso del fotovoltaico galleggiante, invece, questi vengono posizionati su laghi, mari, dighe, bacini artificiali, invasi idroelettrici, cave dismesse e – sempre più spesso – anche su aree marine costiere (offshore)..
Tecnologicamente questo tipo di fotovoltaico utilizza le medesime celle degli altri impianti fotovoltaici, con la differenza di essere posizionate su strutture galleggianti.
Queste sono realizzate prevalentemente in polietilene ad alta densità (HDPE) o materiali compositi certificati, progettati per resistere a raggi UV, corrosione e condizioni ambientali estreme.
Inoltre il sistema è modulare consentendo di affiancare più moduli possibili in base alle necessità.
Gli impianti moderni possono essere installati anche a maggiore distanza dalla costa grazie a sistemi di ancoraggio avanzati e connessioni elettriche sottomarine, nel rispetto delle normative ambientali e paesaggistiche aggiornate (VAS, VIA e concessioni demaniali).
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Quali sono i vantaggi dell’utilizzo del fotovoltaico galleggiante rispetto agli impianti solari tradizionali?
I vantaggi del fotovoltaico galleggiante sono notevoli.
Innanzitutto, consente di evitare il consumo di suolo, tema centrale nelle politiche europee e italiane, valorizzando superfici d’acqua non utilizzate.
Va poi considerato come poter occupare le superfici d’acqua (naturali o artificiali) aumenti le possibilità produttive, specialmente di siti tendenzialmente molto esposti all’irraggiamento solare.
Senza sottovalutare come la particolare collocazione consenta un miglior raffreddamento dell’impianto, riducendo le perdite di efficienza dovute alle alte temperature.
A ciò si aggiunge l’effetto riflettente dell’acqua (albedo), che può incrementare la produzione energetica, sebbene in misura variabile e inferiore rispetto a quanto ipotizzato in passato.
Un ulteriore vantaggio riguarda la riduzione dell’evaporazione nei bacini idrici, particolarmente utile in contesti agricoli o soggetti a stress idrico.
E nel caso in cui l’impianto galleggiante vada dismesso la superficie sottostante non risulterebbe degradata, ma tutto verrebbe ripristinato (anche piuttosto rapidamente) alle medesime condizioni in cui si trovava prima dell’installazione.
Il fotovoltaico galleggiante può infine contare su superfici ampie e altamente soleggiate che nessun tetto o terreno è in grado di assicurare.
Questo si converte in maggiore capacità produttiva, minor usura, maggiore efficienza e straordinarie potenzialità.
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Quanta energia può generare un impianto fotovoltaico galleggiante?
Il fotovoltaico galleggiante è più efficiente dei pannelli solari tradizionali?
Sì.
Sebbene la tecnologia sia la medesima, proprio per le particolari condizioni in cui lavora, il fotovoltaico sulle superfici d’acqua è meno esposto al rischio di surriscaldamento e, quindi, risulta più efficiente.
I dati aggiornati indicano un incremento medio dell’efficienza compreso tra il 5% e il 15% rispetto agli impianti a terra, variabile in base al contesto climatico e alla configurazione dell’impianto.
Inoltre essendoci maggiori disponibilità di spazio si possono creare impianti galleggianti modulari molto più grandi rispetto a quelli tradizionali, con potenze che oggi superano frequentemente i 100 MW per singolo progetto.
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Ci sono degli svantaggi nell’utilizzo del fotovoltaico galleggiante?
In termini di svantaggi bisogna considerare l’azione corrosiva della salsedine e il problema legato alle onde e, quindi allo spostamento dei pannelli, rendendo necessari sistemi di ancoraggio evoluti.
Dal punto di vista normativo, negli ultimi anni sono stati fatti passi avanti, ma permangono iter autorizzativi articolati, soprattutto per impianti offshore o in aree soggette a vincoli paesaggistici e ambientali.
Tuttavia, molti di questi limiti sono oggi mitigati da linee guida nazionali e incentivi specifici per impianti su aree industriali, cave o invasi artificiali.
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Chi utilizza il fotovoltaico galleggiante?
Oggi il fotovoltaico galleggiante è utilizzato principalmente da grandi operatori energetici, consorzi industriali e aziende agricole strutturate, ma sta iniziando a diffondersi anche in contesti di autoconsumo collettivo e comunità energetiche.
I costi iniziali sono generalmente superiori rispetto agli impianti a terra (soprattutto per le soluzioni offshore), ma vengono compensati da maggiore produzione, incentivi e ottimizzazione dell’uso del suolo.
Progetti in Italia
Sempre più installazioni vengono realizzate su invasi idroelettrici, cave dismesse e bacini industriali, spesso integrate con sistemi energetici esistenti.
Tra i trend più recenti (2025-2026):
- Impianti su invasi idroelettrici (Nord Italia): diversi progetti in Lombardia, Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna stanno passando alla fase esecutiva con taglie comprese tra 1 MW e oltre 10 MW, destinati soprattutto all’autoconsumo industriale e alla stabilizzazione della rete.
- Sviluppi offshore nel Sud Italia (Puglia, Sicilia, Sardegna): sono in fase autorizzativa e progettuale impianti galleggianti marini (floating offshore PV), spesso ibridi con eolico e sistemi di accumulo.Questi impianti puntano a potenze nell’ordine delle decine o centinaia di MW, con produzioni annue stimate superiori a 150–300 GWh per singolo progetto (in funzione della scala).
- Impianti su bacini agricoli e industriali: sempre più aziende agricole e consorzi stanno adottando sistemi flottanti su laghi artificiali per autoconsumo, con potenze tra 100 kW e 5 MW e produzioni tipiche tra 120.000 e 6 GWh/anno.
In generale, rispetto al passato, il fotovoltaico galleggiante in Italia sta evolvendo da soluzione sperimentale a infrastruttura energetica strategica, anche grazie agli incentivi legati a PNRR, FER e comunità energetiche.
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Progetti nel mondo
A livello internazionale il fotovoltaico galleggiante è ormai una tecnologia matura, con progetti sempre più grandi e innovativi.
Ecco alcuni esempi concreti aggiornati al 2025-2026:
- Finlandia – Lago Saimaa (2026): impianto da 25 MW, con una produzione stimata di circa 25 GWh/anno, sufficiente ad alimentare circa 5.000 abitazioni.
- Paesi Bassi – progetti su larga scala (2025-2026): nuovi parchi flottanti in fase di sviluppo superano i 40 MW, confermando il ruolo dell’Olanda come hub europeo del settore.
- Germania – impianto innovativo (2025): sistema con pannelli verticali da 1,87 MW, produzione annua di circa 2 GWh, con migliore distribuzione della produzione durante la giornata.
- Indonesia – Cirata Floating Solar Farm: impianto da 192 MW, tra i più grandi al mondo, in grado di alimentare circa 50.000 abitazioni.
- Indonesia – Saguling (in costruzione, 2026): impianto da 92 MW, produzione stimata oltre 130 GWh/anno.
- Cina – Anhui Fuyang (record mondiale): impianto fino a 650 MW, simbolo della scalabilità estrema della tecnologia.
- Filippine (progetto in sviluppo 2025): previsto impianto galleggiante da circa 250 MW, parte di un piano più ampio di espansione rinnovabile.
- Ghana – Black Volta (2025): impianto da 5 MW, primo grande progetto dell’Africa occidentale, con l’obiettivo di espandere rapidamente la quota rinnovabile nazionale.
- USA – Texas (progetto approvato 2025): mega impianto previsto da circa 391 MW, uno dei più grandi al mondo, integrato con eolico e sistemi di accumulo.
I dati più recenti mostrano chiaramente che:
- gli impianti stanno passando da pochi MW a centinaia di MW
- la produzione annua può superare centinaia di GWh per singolo impianto
- cresce l’integrazione con altre tecnologie (eolico offshore, idroelettrico, storage).
Il fotovoltaico galleggiante non è più una nicchia, ma una delle frontiere più dinamiche delle rinnovabili.
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Le prospettive di crescita di questa nuova tecnologia
Le prospettive di crescita del fotovoltaico galleggiante sono oggi molto concrete.
Secondo le stime più recenti, questa tecnologia è destinata a rappresentare una quota sempre più rilevante della nuova capacità installata a livello globale.
La spinta arriva da:
- politiche europee di transizione energetica
- necessità di ridurre il consumo di suolo
- sviluppo di tecnologie offshore
- integrazione con sistemi di accumulo e idrogeno verde.
Si tratta quindi di una soluzione in piena espansione, sia in termini numerici che di innovazione tecnologica.
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Sono eco-compatibili?
L’impatto ambientale è un tema centrale.
Il fotovoltaico galleggiante, se correttamente progettato, rappresenta una soluzione a basso impatto, soprattutto quando installato su bacini artificiali o aree già antropizzate.
Le normative attuali richiedono valutazioni ambientali più rigorose rispetto al passato, con particolare attenzione a:
- ecosistemi acquatici
- biodiversità
- qualità dell’acqua
- riflessi sulla fauna.
Se ben gestiti, gli impianti non inquinano e possono persino contribuire a benefici indiretti, come la riduzione dell’evaporazione e la limitazione della proliferazione algale.
Si tratta quindi di una soluzione generalmente eco-compatibile, ma che richiede progettazione e monitoraggio accurati.
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Manutenzione fotovoltaico galleggiante
Sul fronte manutenzione è doveroso fare qualche considerazione.
Da un lato non vi sono particolari differenze nei moduli fotovoltaici in sé e l’assenza di infrastrutture riduce il numero di componenti su cui intervenire.
Di contro bisogna considerare le peculiarità dell’ambiente in cui si trovano a lavorare questi moduli: ovvero tendenzialmente aree esposte alla salsedine, all’acqua, ai forti venti e a intemperie che potrebbero incidere sulla resa di questi impianti. L’ambiente operativo richiede dunque controlli più frequenti su:
- sistemi di ancoraggio
- galleggianti
- connessioni elettriche
- corrosione dei materiali.
Per questo resta fondamentale prevedere un piano di manutenzione periodica, soprattutto in ambienti marini o esposti a condizioni climatiche severe.
Articolo di approfondimento: Manutenzione impianto fotovoltaico
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FAQ – Fotovoltaico galleggiante
1) Il fotovoltaico galleggiante è più efficiente rispetto a quello tradizionale?
Sì, nella maggior parte dei casi. Grazie al raffreddamento naturale dell’acqua, i moduli lavorano a temperature più basse e possono garantire un incremento di efficienza mediamente compreso tra il 5% e il 15% rispetto agli impianti a terra.
2) Dove si possono installare gli impianti fotovoltaici galleggianti?
Possono essere installati su laghi, bacini artificiali, invasi idroelettrici, cave dismesse e, sempre più spesso, anche in mare (offshore), purché siano rispettate le normative ambientali e paesaggistiche vigenti.
3) Il fotovoltaico galleggiante consuma suolo?
No, ed è uno dei suoi principali vantaggi. Utilizzando superfici d’acqua non occupa terreni agricoli o edificabili, contribuendo a ridurre il consumo di suolo.
4) Quanto costa un impianto fotovoltaico galleggiante?
I costi sono generalmente superiori rispetto a un impianto a terra, soprattutto per via delle strutture galleggianti e dei sistemi di ancoraggio. Tuttavia, la maggiore produzione e gli incentivi disponibili possono rendere l’investimento conveniente nel medio-lungo periodo.
5) Gli impianti galleggianti resistono alle condizioni atmosferiche?
Sì, se progettati correttamente. Le strutture moderne sono realizzate per resistere a vento, onde, raggi UV e corrosione. Nei contesti più complessi, come il mare aperto, vengono utilizzati sistemi di ancoraggio avanzati e materiali specifici.
6) Qual è la durata di un impianto fotovoltaico galleggiante?
La durata è simile a quella degli impianti tradizionali: circa 25-30 anni per i moduli fotovoltaici. Le strutture galleggianti e i componenti devono essere mantenuti regolarmente per garantire prestazioni ottimali nel tempo.
7) Il fotovoltaico galleggiante ha impatti sull’ambiente?
Se progettato e installato correttamente, ha un impatto ambientale contenuto. Le normative attuali richiedono valutazioni approfondite per tutelare ecosistemi acquatici, biodiversità e qualità dell’acqua.
8) È possibile installare un impianto galleggiante per autoconsumo?
Sì, soprattutto su bacini agricoli o industriali. Sempre più aziende e consorzi utilizzano il fotovoltaico galleggiante per ridurre i costi energetici e aumentare l’autosufficienza.
9) Quanta energia produce un impianto fotovoltaico galleggiante?
Dipende dalla dimensione dell’impianto. I piccoli impianti possono produrre alcune centinaia di MWh all’anno, mentre quelli di grande scala possono superare i 100-300 GWh annui.
10) Il fotovoltaico galleggiante è incentivato in Italia?
Sì. Gli impianti possono accedere a diversi meccanismi di supporto, tra cui incentivi FER, PNRR e opportunità legate alle comunità energetiche, a seconda della tipologia e della destinazione dell’energia prodotta.
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